Caso di Settembre 2020

Il caso di questo mese riguarda la lunga riabilitazione di una donna adulta che portava già da molti anni una protesi fissa a ponte, superiore.

La paziente viene alla mia visione lamentando la presenza di una fistola vestibolare a carico del primo premolare superiore di destra non devitalizzato, dente che rappresentava il pilastro mesiale di un ponte di quattro elementi che si estendeva fino al secondo molare dello stesso lato.

La presenza di una fistola su un dente non devitalizzato di solito rivela una necrosi pulpare conseguente ad un trauma termico dovuto solitamente alla preparazione protesica.

In questi casi bisogna semplicemente devitalizzare il dente e ricementare il ponte tale e quale.

E questo è esattamente ciò che ho fatto.

Purtroppo però dopo un iniziale periodo di sollievo la fistola è riapparsa esattamente nella stessa posizione.

A questo punto ho pensato ad una infezione persistente che resiste anche alla terapia endodontica.

La soluzione per me più intelligente e conservativa in questi casi è quella di effettuare una apicectomia con rigenerazione ossea della zona interessata.

Chirurgicamente si effettua un accesso vestibolare in corrispondenza dell’apice della radice interessata dalla flogosi e si recide ed asporta l’apice radicolare, dopodiché si disinfetta tutto e si riempie di osso finto tutta la cavità generata dall’accesso chirurgico, dalla porzione di radice asportata e dall’eventuale riassorbimento osseo causato dall’infezione; insomma si rigenera tutta la zona.

A questo punto mi sarei aspettato una completa guarigione della zona ed una totale scomparsa dei sintomi, ed invece dopo qualche tempo la paziente ormai molto meno paziente mi ritorna a studio lamentando ancora dolore.

A questo punto decido di estrarre il premolare per vedere cos’altro poteva essere accaduto, ma prima di effettuare tale operazione era necessario pianificare la successiva riabilitazione protesica.

L’ipotesi di allungare il ponte fino al canino omolaterale fu subito scartata in quanto avremmo allungato ulteriormente un ponte che già era parecchio lungo, per cui l’unica alternativa possibile era quella di estrarre anche il secondo molare ed organizzare una rigenerazione ossea di tutta la zona che mi permettesse di posizionare tre impianti per quattro denti.

Cosi è stato fatto, abbiamo scoperto che il premolare era fratturato, probabilmente proprio a causa dell’eccessiva lunghezza del ponte.

La terapia è durata quasi due anni ma alla fine sono riuscito a risolvere il mistero.

Un altro caso risolto con successo dal DOTTOR FANELLI.